ASTRI E ARTE: SAGITTARIO – KANDINSKIJ. IL VIAGGIO E LA MUSICA

La montagna azzurra con gruppo di cavalieri, 1909 olio su tela, 96 x 106, New York. È un’eccellente illustrazione della rapida transizione da una pittura ancora tradizionalmente figurativa ad un’astrazione severamente disciplinata.

IL VIAGGIO

“Kandinskij, il cavaliere errante. In viaggio verso l’astrazione”. Questo è il titolo di una importante mostra tenutasi lo scorso anno a Milano e dedicata alla prima fase della produzione del pittore russo. Al centro la metafora del viaggio come avventura cognitiva.

È spontaneo il collegamento con le caratteristiche del Sagittario: “esploratore” che concepisce la vita continuamente proiettato verso il lontano, verso alti obiettivi. E quando l’attrazione verso l’avventura viene interiorizzata si rivolge alla filosofia, alla religione, al misticismo. Diventa allora “il signore della conoscenza”, conoscenza che raggiunge attraverso lo studio, la speculazione filosofica e che si eleva dal concreto verso l’elaborazione di principi astratti.
È il Centauro che scocca la propria freccia verso l’alto. Ed è proprio un viaggio una delle esperienze fondamentali della sua giovinezza.Nel 1889 Kandinskij, giovane studioso di economia politica, partecipò ad una spedizione nel Nord della Russia per studiare le usanze di una piccola etnia. Fu un vero viaggio iniziatico che lo mise in contatto con la profonda cultura contadina della sua terra e che lasciò in lui un segno profondo. Entrò nelle izbe e fu a contatto con gli oggetti quotidiani, con tessuti ricamati e bauli dipinti. Ne subì tutto il fascino: “è stato qui che imparai a guardare un quadro non solo dall’esterno, ma ad entrarvi… Mi accadde di entrare in una stanza… quando attraversai la soglia fu come se entrassi in un dipinto e ne facessi parte”.
Nella sua pittura successiva c’è l’intento di far vivere allo spettatore la stessa emozione.

Il Sagittario è segno di fuoco, è il Fuoco che illumina. È la fiamma del “faro” che raggiunge luoghi lontani, la luce che rischiara le tenebre con nuova conoscenza. È la luce preziosa coi colori dell’ametista e del turchese. Luminoso è quindi Kandinskij con Sole, Venere e Mercurio in Sagittario e la Luna in Ariete, altro ardente segno di Fuoco.

La personalità del pittore russo pone in evidenza la sua determinazione, la sua costante ricerca di conoscenza della spiritualità. Spesso gli è stato rimproverato il suo idealismo che lo portava a leggere la realtà attraverso le proprie convinzioni e i propri ideali. Era sicuramente poco coinvolto dagli avvenimenti e dai conflitti del mondo esterno, era piuttosto portato verso il misticismo. Il suo credo umanitario era diretto verso la costituzione sulla terra di un Nuovo Spirito. Il progresso in cui credeva era confinato alla sfera spirituale.

Coppia a cavallo 1907, olio su tela, 50,5 x 55, Monaco. Forte il richiamo al medioevo russo ed evidente l’influsso del pointillisme.

Kandinskij racconta che la svolta che lo portò a modificare per sempre l’approccio verso la pittura fu la mostra del 1895 a Mosca in cui si trovava esposto il quadro di Monet I covoni. Il quadro, così diverso dalla pittura realistica tradizionale che conosceva, lo sconcertò e lo affascinò allo stesso tempo: “Mi sembrava che senza il catalogo in mano sarebbe stato impossibile capire ciò che doveva rappresentare il dipinto… Quel quadro turbava e affascinava”.
Da questa esperienza si convinse che il vero protagonista di un’opera d’arte è il colore e non il soggetto rappresentato, sono infatti i colori e le forme percepite che suscitano l’emozione dello spettatore.

LA MUSICA

“Ogni opera nasce così, come nasce il Cosmo, attraverso le catastrofi che dal caotico frastuono degli strumenti vanno a formare una Sinfonia, la Musica delle sfere. La creazione di un’opera è la creazione del mondo” (Kandinskij).

Kandinsky è pittura e musica.
Molto spesso negli individui del Sagittario, segno in cui si trova in domicilio Nettuno, è presente la sensibilità musicale. Possiamo ricordare tra i musicisti famosi Frank Zappa e Jimi Hendrix e, tra i grandi della musica classica, Puccini e Beethoven. Kandinsky sin dalla giovinezza aveva con passione studiato musica, giungendo a suonare discretamente il violoncello e il pianoforte.
A Monaco di Baviera, dove trovò l’ambiente ideale per sviluppare le proprie aspirazioni artistiche, ascoltò per la prima volta il Lohengrin di Wagner e lui stesso racconta che ne rimase profondamente impressionato.
“Vidi nella mente tutti i miei colori, erano davanti ai miei occhi; linee tumultuose quasi folli si disegnavano davanti a me” (Kandinskij).

Da quel momento tutta la sua opera si può leggere come ricerca di una pittura modellata sulla musica, immateriale, suggestiva, capace di esprimere l’interiorità dell’artista.

Improvvisation 26, 1912, olio su tela 107 x 97 . Monaco. I titoli di molte opere di Kandinskij “Composizione”, “Intermezzo”, “Improvvisazione” evidenziano il nesso strettissimo tra la sua pittura e la musica. Nello studio preparatorio di questo quadro, un acquarello di due anni prima, era ancora percepibile un qualche riferimento, seppure stilizzato, alla realtà figurativa. Del lago e dell’ombra della montagna rimane nel dipinto solo l’opposizione blu e giallo al centro, alberi e figure sono trasformati in ideogrammi.

Più di ogni altro artista del ‘900 avvertì la necessità di dare formulazione teorica ai risultati delle sue ricerche. Verso la fine degli anni ’10, iniziò la stesura della sua opera teorica più significativa, Dello spirituale nell’arte. “Non è una dichiarazione di poetica, non è un trattato di estetica, non è un manuale di tecnica pittorica. È un libro di profezie laiche, in cui misticismo e filosofia dell’arte, meditazioni metafisiche e segreti artigianali si sovrappongono e si confondono, nel presentimento di un’arte nuova” (dalla postfazione di Elena Pontiggia).

Nello stesso anno dipinge Senza titolo che è probabilmente il primo acquarello completamente astratto.
La pittura per Kandinskij diventava sempre più una sorta di composizione musicale, una sinfonia di colori, “dovevo cercare un nuovo linguaggio, un linguaggio più spirituale…”.

Giallo-Rosso-Azzurro. 1925, olio su tela, 201 x 127. Parigi. Museo di arte moderna Centro Pompidou. In questo dipinto Kandinskij rispetta le corrispondenze spirituali delle forme e dei colori, usando il giallo per il triangolo, rosso per il quadrato, azzurro per il cerchio.

Nel dipinto Giallo – Rosso – Azzurro del 1925 accanto a elementi liberi e fantastici compaiono forme geometriche regolari che rispettano le corrispondenze spirituali delle forme e dei colori, giallo per il triangolo, rosso per il quadrato e azzurro per il cerchio. Già nell’opera Lo spirituale dell’arte aveva attribuito ad ogni colore un significato descritto in base alle sensazioni e alle emozioni che suscitano nello spettatore, paragonandoli a strumenti musicali. Vediamo quindi alcune corrispondenze.
Il giallo, dotato di una follia ricca di vitalità, viene paragonato al suono di una tromba, di una fanfara. Il giallo indica anche eccitazione quindi può essere accostato spesso al rosso. L’azzurro, è il blu che tende ai toni più chiari, è indifferente, distante ed è paragonabile al suono di un flauto. Il rosso è caldo, vitale, vivace, irrequieto ma diverso dal giallo, perché non ha la sua superficialità. L’energia del rosso è controllabile, quella del giallo più libera. Il rosso medio è profondo, il rosso scuro è più meditativo. È paragonato al suono di una tuba.

Dal 1922 al 1933 insegnò al Bauhaus, innovativa scuola di architettura, arte e design tedesca, fatta chiudere con l’avvento del nazismo. In quegli anni sviluppò alcuni interessanti esperimenti e metodi didattici.
Il dipinto Giallo–Rosso–Azzurro è in accordo con i risultati di un questionario in cui si domandava agli studenti di associare triangolo, quadrato e cerchio ai tre colori primari, in modo da valorizzare al massimo le loro caratteristiche: quasi tutti i soggetti concordarono nell’associare il cerchio al blu, il quadrato al rosso e il triangolo al giallo.

Composition VIII, 1923. Olio su tela. 201 x 140. New York. Il dipinto è realizzato all’inizio della lunga esperienza didattica nel Bauhaus. Kandinskij descrive le proprie Composizioni come sinfonie, sottolineando le loro qualità di sintesi e polifonia, tali che tutte le parti si combinino per dare la massima coesione al lavoro finito (da Album Capolavori – Orsa Maggiore Editore p. 72).

Kandinskij è sicuramente il pittore nel quale l’influsso della musica si è manifestato con maggiore evidenza e con le modalità più varie. Mi pare che questo passo possa efficacemente esprimere il senso della sua pittura:
“Kandinskij non volle mai dipingere la musica. Nella sua ricerca per un comune denominatore per tutte le arti, egli attribuiva alla musica, in quanto unica arte veramente ‘astratta’, un valore veramente esemplare. Così come in musica i suoni costituiscono l’unico materiale, anche in pittura forme e colori potrebbero essere adoperati per il loro valore intrinseco, indipendentemente da ogni imitazione della natura e parlare così per se stessi”.(1)

Rosalba Granata

Note:
1. Da Hahl – Koch. Musica e pittura, Torino 1988.

 

 

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