ASTRI E ARTE – ACQUARIO. MANET: IL RIVOLUZIONARIO DELLA PITTURA

«Manet. Spirito rivoluzionario e innovativo apre nuovi percorsi, colpisce, sciocca, fa scandalo». (Pesatori)

Il pifferaio (Le Fifre), olio su tela (160×98), 1866, Museo d’Orsay Parigi.
Lo stile del quadro è audace e rivoluzionario. Manet che a Madrid era rimasto incantato di fronte ai ritratti di Velázquez lo dipinse tenendo presente la lezione di quei quadri. Vi è raffigurato un anonimo ragazzino, anche se per alcuni critici avrebbe fatto da modello Léon-Édouard Koëlla, presunto figlio illegittimo del pittore.

Dopo Manet niente è più come prima.
Il picnic sull’erba rivoluzionò la società.
Manet: il rivoluzionario della pittura.

Sono solo alcuni dei titoli di articoli o saggi che si occupano di Manet. Viene sempre indicato come rivoluzionario, innovatore, viene sottolineata la sua modernità.
È questo il motivo per cui non ho avuto alcun dubbio nel presentarlo come pittore emblema dell’Acquario. È infatti questo il Segno della libertà, del cambiamento, della ribellione.
Il suo pianeta, Urano, viene scoperto nel 1781, nel secolo delle grandi Rivoluzioni.

Musica alle Tuileries, 1862, Londra National Gallery.

Costante è la tensione di questo pittore verso la modernitàEgli stesso afferma di voler essere uomo del proprio tempo. La visione che ha della sua epoca è lucida e anticipatrice. La sua arte ha una portata innovativa di cui è pienamente consapevole. Non è mai stato interessato a dipingere i soggetti storici e mitologici tanto cari alla ufficialità delle accademie.
Musica alle Tuileries è il primo dei suoi capolavori dedicati alla vita contemporanea. Nei giardini delle Tuileries due volte alla settimana venivano eseguiti concerti che attiravano folle di parigini. Era una delle occasioni alle quali il mondano ed elegante Manet partecipava frequentemente. Ed è anche in questo decisamente in sintonia con il segno. Non apprezza la campagna, è felice solo a Parigi, «Non è possibile vivere altrove». Si trova a suo agio nella vita scintillante e alla moda, i caffè parigini, gli spettacoli dell’Opera, la musica della Tuileries, le frequentazioni con signore eleganti. È questo il suo mondo, è questo il suo “paesaggio” preferito.

Il suo aspetto è curato, i modi raffinati. Proviene da una famiglia alto borghese ed eredita dal padre una cospicua fortuna, frequenta locali costosi e alla moda; più che un bohèmien, come molti degli artisti, possiamo vederlo come un dandy.

Manet e gli scandali

Molto spesso le opere di Manet sfidarono l’Accademia, sfidarono le regole della tradizione, fecero scandalo. Ci è difficile comprendere ora la violenza di questa polemica, oggi i dipinti di Manet ci appaiono ormai dei “classici”, ben diversa era la situazione nella sua epoca. I critici erano scandalizzati sia dalla scelta dei soggetti sia dalla stessa tecnica pittorica.

Quando Déjeuner sur l’herbe fu esposto nel 1863 al Salon lo scandalo fu immenso. I benpensanti della borghesia di Parigi si indignarono rumorosamente di fronte alla donna nuda dipinta da Manet e accusarono l’intero quadro di scandalosa «indecenza». Si riteneva infatti inaccettabile che la donna nuda fosse dipinta accanto a due uomini vestiti con abiti contemporanei, quindi la presenza del nudo non era giustificata da alcun pretesto mitologico, storico o letterario, come voleva la tradizione. «Chi ha mai visto una donna nuda conversare con due gentiluomini vestiti di tutto punto?», «Il nudo, quando è dipinto da persone volgari, è indecente». Furono queste alcune delle negative reazioni.

Zola fu tra i pochi che prese le difese del pittore e descrisse ironicamente la reazione del pubblico davanti all’opera: «Da ogni parte si sentiva il respiro ansimante di corpulenti gentiluomini e il rauco sibilo di signori allampanati e su tutto dominavano le stupide risatine flautate delle donne. Nella parte opposta della sala un gruppo di giovani si contorceva dal ridere […] e una signora era stramazzata su una panca, le ginocchia strette, ansimando e sforzandosi di respirare col viso nascosto nel fazzoletto».

Due anni dopo fu l’Olympia a suscitare scalporeDi fronte all’opera, tra i contemporanei prevalse lo sdegno. Nel dipinto è chiara la citazione della splendida Venere di Urbino di Tiziano dalla dolce sensualità. Ma qui la protagonista chi è? Non è certo bella. È forse una prostituta, con aspetto volgare, gambe corte, piedi rozzi, sguardo freddo e al tempo stesso provocante, tutte caratteristiche decisamente lontane dall’ideale femminile dell’epoca.

Si afferma che Manet fu amareggiato per le critiche. Ma sicuramente accanto a questa amarezza c’era la consapevolezza della battaglia artistica e culturale contro l’ufficialità dell’Accademia, contro l’ipocrisia e la falsa moralità del suo tempo.

Nel 1877 viene presentato il dipinto Nana. Sono passati quindici anni da Olympia e l’omonimo romanzo dell’amico Zola uscirà due anni dopo. Anche questo quadro viene rifiutato dal Salon per ragioni morali. La cocotte in déshabillé viene ritenuta più indecente di qualsiasi ninfa o dea nuda.

Ma questi sono solo gli esempi più eclatanti. In realtà quasi tutte le sue opere apparvero troppo audaci nella sua epoca e raramente vennero comprese.  Afferma Venturi: «Fu Manet che, per primo, rompendo schemi ormai frusti, provocò la tempesta che doveva aprire la strada dell’Impressionismo e della pittura moderna in genere».

Anche l’ultimo dipinto del 1882, Il bar delle Folies-Bergère, conobbe al Salon un’accoglienza piuttosto tiepida. L’artista fu ancora una volta deluso da come pubblico e critica non lo avessero apprezzato e, quando il critico Wolff gli comunicò le proprie perplessità, egli rispose: «Non mi spiacerebbe leggere finalmente, da vivo, l’articolo strabiliante che mi consacrerà dopo morto».

Il Balcone, (170×124), 1868, Musée d’Orsay, Parigi. Il dipinto è liberamente ispirato alle Majas di Goya, ma realizzato con colori di tonalità più fredde rispetto a quelle dorate delle Majas. I personaggi, posti dietro alla ringhiera verde brillante, sono tutti riconoscibili amici del pittore e tra essi domina la scena Berthe Morisot, che compare per la prima volta in un quadro di Manet. Sullo sfondo si intravede Léon-Édouard Koëlla con un vassoio.
Anche in questo caso la reazione dei critici fu scandalizzata per le ardite novità nella realizzazione del dipinto. Infatti Manet, afferma Gombrich, aveva rinunciato alla prospettiva e alle dolci variazioni chiaroscurali e aveva adottato forme piatte, contorni ben nitidi e forti contrasti cromatici.

Rapporti, Amicizie, Amori

Le persone dell’Acquario attribuiscono grande importanza all’amicizia. Scorrendo la biografia di Manet si trovano spesso citati molti e importanti rapporti, tra questi sono numerosi gli scrittori, i poeti, gli intellettuali. Spicca Baudelaire che gli ispirò il quadro Il bevitore di assenzio nel 1858, anche questo respinto dal Salon come indecente. Fu amicizia duratura anche con Degas e con Zola del quale realizzò un famoso ritratto.
La donna con cui Manet condivise tutta la vita e che sposò dopo la morte del padre, è Suzanne Leenhoff, pianista che nel 1849 era stata chiamata per dare lezioni di piano ai fratelli di Manet. Appare in vari dipinti come per esempio La lettura.  Molti rimangono i punti oscuri del rapporto, non si sa con certezza nemmeno se Léon-Édouard Koëlla, ufficialmente fratello della donna ma certamente suo figlio illegittimo, sia in realtà figlio di Manet avuto prima del matrimonio.

Ma sono molte le donne, modelle o pittrici o donne dell’alta società con cui si sospettano legami anche sentimentali.  Quella più intrigante è la relazione con la pittrice Berthe Morisot, che sicuramente occupa un posto molto importante nella vita artistica del pittore e molti hanno ipotizzato anche una importante storia d’amore.
La conobbe nel 1868. Ne fu subito fortemente attratto e affascinato tanto che ne fece la modella di una straordinaria serie di ritratti. Sono quadri che colpiscono per la profondità e l’intensità che, per molti, potevano essere determinati solo da una forte passione. Brunella Schisa ha scritto un intrigante romanzo, La donna in nero, che ha cercato di indagare a fondo e svelare il mistero di un rapporto intenso, eppure sfuggente.

Ma per i tanti che hanno ipotizzato una relazione appassionata la conclusione della vicenda è segnata da una certa beffarda ironia, infatti nel 1875 Berthe sposò un fratello di Eduard, Eugène Manet.

Berthe Morisot con un mazzo di violette, olio su tela (55×40), 1872, Musée d’Orsay, Parigi. È forse il più celebre dei ritratti di Berthe. La donna è elegantemente vestita con un abito nero e un cappello dello stesso colore. Molto particolare è la luce nel dipinto, è infatti molto intensa ma laterale in modo che la parte destra del suo volto brilla, mentre quella sinistra rimane ombreggiata. L’effetto che ne deriva, è decisamente molto suggestivo.

Intorno al 1872 l’artista dipinse ben undici ritratti di Berthe Morisot. Berthe non era sicuramente una bellezza classica. Ma Manet ce ne tramanda un’immagine di grande fascino, di forte e drammatica seduzione. In questi dipinti colpiscono fortemente gli occhi sempre straordinariamente vivi e profondi. «I suoi occhi», scrive di lei Paul Valery, «erano quasi troppo grandi e così profondamente scuri che Manet in diversi ritratti per fissarne tutta la forza tenebrosa e magnetica, li ha dipinti neri anziché verdi».
La ritrae quasi sempre vestita di nero, quel nero che tanto lo attraeva, del resto era sicuramente Velázquez il pittore che più ammirava e che era per lui, come scrisse a Baudelaire, il più grande di tutti i tempi. L’uso del nero era rifiutato dagli Impressionisti, lo ritenevano «non colore», ma Manet ne fa elemento essenziale di tanti suoi dipinti. «Manet ha trasformato il nero in luce», afferma Pissarro.

La visione politica

Anche in politica le idee di Manet sono progressiste. Fu repubblicano e fu vicino all’esperienza rivoluzionaria della Comune di Parigi. In polemica con Napoleone III, che divenuto imperatore aveva abbandonato i propositi repubblicani, realizzò il quadro sulla Fucilazione di Massimiliano d’Austria, del quale esistono tre versioni. La vicenda di Massimiliano, fucilato dai ribelli messicani, fu molto sentita in Francia e suscitò viva indignazione. Nel dipinto Manet sostituisce la divisa del plotone di esecuzione con quella dei soldati francesi. In questo modo rende esplicita l’accusa di responsabilità di Napoleone III, colpevole di avere abbandonato Massimiliano ritirando le truppe francesi poste a sua difesa.

Il bar delle Folies-Bergère, olio su tela (96×130), 1882, Courtauld Gallery, Londra. Soggetto del dipinto il bar del caffè-concerto alla moda. In primo piano è il bancone sul quale spicca, accanto ad altri oggetti quotidiani, una fruttiera di cristallo ricolma di arance, natura morta dai colori brillanti.
Dietro al bancone, vestita in modo elegante e femminile, è Suzon, la barista dal volto stanco e gli occhi tristi. Alle sue spalle lo specchio dilata lo spazio e lo illumina di vita elegante e animata.

L’ultimo capolavoro è Il bar delle Folies-Bergère, realizzato nel 1882, nel quale Manet torna a un tema per lui ricorrente, la vita parigina alla moda.

Questo dipinto sembra riunire ed integrare i vari aspetti tematici e stilistici che hanno segnato il suo universo artistico: l’amore per gli ambienti della società parigina, i colori piatti ed omogenei, il significativo uso del nero. Ed è presente anche la sua predilezione per le nature morte che spesso amava inserire nei suoi quadri.
Alle spalle della barista, lo specchio riflette la festosa presenza del pubblico delle Folies-Bergère, illuminato dall’incandescente luce dei lampadari. La soluzione ottica dello specchio è affascinante e ci richiama grandi capolavori del passato come il Ritratto dei coniugi Arnolfini e Las Meninas di Diego Velázquez.
È, come dicevo, l’ultimo dipinto di Manet e possiamo quasi vederlo come il suo testamento spirituale.

E allora forse il pittore ha voluto rappresentare con queste immagini splendenti ed evanescenti rimandate dallo specchio l’illusione di felicità di questi divertimenti effimeri.
Ed è certamente il consapevole addio alla vita brillante delle serate parigine, al suo mondo e al suo tempo. (1)

Rosalba Granata

Note

  1. Opuscolo Giunti Manet

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