IL VOTO COME ANTIDOTO ALLA FORZA

La vocazione politica di Metro-Polis è il primo e fondamentale motore che muove l’identità di questa associazione. Una politica intesa nel senso più nobile del termine, non la corsa frenetica alla lottizzazione del potere ma quel compito alto e puro che dovrebbe essere la gestione della cosa pubblica. Ciò che è comune, le regole del gioco, i meccanismi di selezione della classe dirigente, la capacità di fare sintesi e di guardare al futuro, il tempo lento delle visioni a lungo periodo, le relazioni di cura con persone e luoghi: solo alcuni degli ingredienti fondamentali di quella politica su cui Metro-Polis desidera aprire il proprio occhio. La politica con la «P» maiuscola, ha scritto Beatrice Collina nell’articolo introduttivo all’Aperitivo a tema Comprendere e agire: come avvicinarsi alle prossime elezioni:

«Metro-Polis non è un’Associazione politicamente schierata, ma politicamente impegnata. Già a partire dal nostro Statuto si trova traccia di questo impegno. Un impegno che si concretizza non solo nella scelta annuale dei temi dei nostri Aperitivi a Tema, ma anche nella costruzione di modalità attraverso cui incentivare dibattiti partecipati. A noi interessa la Politica con la P maiuscola e, in linea con questo principio, proponiamo incontri in cui socie e soci si sentano coinvolti, a loro agio nell’esprimere il proprio punto di vista, ma anche i dubbi, le domande, le critiche. Cerchiamo di creare spazi di confronto, aperti e rispettosi, quel genere di spazi che sono sempre più difficili da trovare in questi tempi».Nostro compito, quindi, è quello di aprire sempre più questi spazi, allargarli con forza, energicamente, combattendo contro le assuefazioni del presente, le tentazioni del passato e le incognite del futuro. Abbiamo necessità di esplorare tagli e pertugi, preservarne la scomodità intellettuale senza rinunciare a renderli confortevoli: cerchiamo di far diventare questi buchi non più l’eccezione di una piccola realtà bensì il metodo con cui affrontare ciò che accade. Abbiamo aperto i luoghi del confronto in occasione delle scorse elezioni comunali e a ridosso del referendum costituzionale del 2016; non potevamo non farlo anche in occasione delle elezioni politiche che si tengono oggi, domenica 4 marzo.

Per l’occasione abbiamo chiesto a Francesco Errani – consigliere comunale e nostro affezionato socio fin dalla prima ora – di dialogare con Alberto De Bernardi, professore ordinario di storia contemporanea all’Università di Bologna. In una elezione difficile e incerta, come quella che stiamo affrontando, ci interessava il punto di vista della storia, della memoria, la provocazione dei fatti di fronte alla volatilità delle espressioni e dei gesti. Volevamo un appiglio sicuro, in cui poter poggiare i piedi, per poi spiccare un tuffo nel mare indistinto di questa campagna elettorale. Abbiamo scelto un punto di vista preciso, non terzo, proprio per attivare in maniera ancora più efficace il dispositivo del dialogo, di quel confronto-scontro che garantisce pluralità e ricchezza.

Quella del 18 febbraio è stata dunque l’occasione per approfondire i temi che ci hanno toccato e spaccato in questi giorni. Le paure, ad esempio, quelle che agitano l’Europa e l’Italia, le stesse che foraggiano le destre xenofobe del continente. Cavalcarle? Governarle? Quanto sono aderenti alla realtà e quanto, invece, strumentalizzate da questa o quella forza politica? Chi se ne deve fare carico e come?
Anche il fascismo è entrato nel nostro dibattito, con la sua connotazione originaria, il senso preciso di una parola storicamente connotata e figlia di un contesto specifico. Ma anche nella sua accezione attuale, di rigurgito anacronistico, di pratiche nostalgiche che alimentano una concezione violenta della politica. Possiamo parlare oggi di fascismo?  Oppure dobbiamo trovare un altro nome per le pratiche fasciste? Senza dimenticare quelle forze striscianti che, come un fiume carsico, riemergono nei periodi bui dell’incertezza eletta a sistema: antisemitismo e razzismo alzano la testa e reclamano a gran voce il loro tributo di odio e vittime.

Ci siamo soffermati e soffermate su altri temi dirimenti, come la selezione della classe dirigente, con quel carico di possibilità e limiti che questa legge elettorale ci squaderna; così come abbiamo sondato, nell’epoca della disintermediazione, lo stato di salute di quegli organi intermedi che dovrebbero dare vita ai luoghi della partecipazione. Parimenti, abbiamo avuto l’occasione di vagliare le diverse prospettive con cui ci si può approcciare all’operato della legislatura uscente: visioni contrastanti ma non per questo prive di punti di contatto.

Metro-Polis è il luogo delle pluralità, di quel fritto misto alla bolognese fatto di idee, progetti e appartenenze politiche che più è vario e più è appetitoso. Questa variegata ricchezza si è espressa anche nel piccolo gioco che abbiamo voluto realizzare durante la serata, un modo per allargare una volta di più il dibattito e, fedeli al nostro motto – il divertimento è una cosa seria -, per farlo col sorriso sulle labbra. Abbiamo infatti dato vita a un sintetico sondaggio interno, chiedendo agli avventori chi si sarebbe recato alle urne e chi no, domandando anche se avessero già le idee chiare rispetto al proprio voto.

Su 45 partecipanti al gioco-sondaggio, 44 hanno manifestato la propria volontà di recarsi alle urne.
Di questi 44, 26 hanno dichiarato che ancora sono incerti su chi votare, 17 hanno invece le idee più chiare mentre una persona ha optato per fare scheda bianca.
Delle 17 persone che si sono dette più sicure circa il loro orientamento, 7 hanno espresso il voto: 3 sono intenzionate a votare + Europa, 3 il Partito Democratico e 1 il Movimento 5 stelle.
Dati interessanti, pur nella non significativa rilevanza statistica dei nostri piccoli numeri. Se è positivo il fatto che la quasi totalità dei partecipanti si rechi ai seggi, è altrettanto importante sottolineare come l’indecisione e l’incertezza rispetto a chi votare sia predominante. Impossibile non ricondurre questi dati a una campagna elettorale sostanzialmente povera di contenuti e a un clima generale in cui è forte, da parte dei cittadini, una disattesa richiesta di identità. Si chiede a partiti e movimenti, e lo si chiede a gran voce anche quando si lascia parlare il silenzio, di definirsi, di definire la propria politica, di rendere espliciti i nuclei identitari forti su cui costruire visioni del mondo, proposte programmatiche e azioni politiche. Se Lega, Fratelli d’Italia, e Potere al popolo tentano risposte più o meno forti in questo senso, lo stesso non si può dire di Movimento 5 stelle, Forza Italia, Partito Democratico e Liberi e Uguali.

Il rischio, in un simile contesto, è quello di un tasso di astensione allarmante, figlio di una disaffezione generalizzata per una politica ridotta a spettro di se stessa. È contro a questa deriva antidemocratica che Metro-Polis erge i suoi baluardi, a presidio di una partecipazione che non solo è linfa vitale per l’ossatura costituzionale di ogni democrazia, ma che si fa antidoto a ogni inquietante deriva della forza.
Quello che abbiamo cercato e, senza tregua, cerchiamo continuamente di fare, è proprio recuperare l’amore per la partecipazione attiva alla vita pubblica. Non un improvviso risveglio delle coscienze ma un lento esercizio della costruzione collettiva dell’identità, un inesausto sporcarsi le mani nell’essere presenti, quell’incessante attitudine all’essere protagonisti della e nella quotidianità.

Mattia Macchiavelli

Fotografie a cura di Laura Comitogianni
Riprese a cura di Vincenzo Comitogianni
Time-Lapse a cura di Laura Comitogianni

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