APPETIZER BOOKS: NIPPONIA NIPPON – ABE KAZUSHIGE

di Francesco Colombrita

edito e/o, 2018, pp. 147

Toya Haruo è un adolescente problematico. Logorroico, incompreso, solo. A scuola non si è fatto amici, è anzi vittima di bullismo. Non riesce a capire cosa non vada in lui, crede che il problema siano gli altri, e inizia a covare rabbia. L’unica cosa di cui gli importa è la sua Sakura-Chan, compagna di banco per appena due mesi alle medie. Se ne è innamorato ed è convinto di essere ricambiato. Sembra normale, a lui, spiarla dopo essere stato rifiutato, intrufolarsi in casa sua per leggerne i diari: sta sviluppando una piccola ossessione. I genitori lo mandano allora a Tokyo perché diventi pasticcere, dopotutto lui non vuole studiare più. In un monolocale che diverrà la sua unica realtà, davanti a un computer che gli permette un ambiguo contatto col mondo, Haruo si troverà abbandonato a se stesso, incapace di porre freno a un interesse sempre più invadente: la questione Nipponnia nippon.

Animale simbolo del Giappone, questo particolare Ibis crestato, è in via di estinzione, anzi forse, a parere di alcuni esperti, è già troppo tardi. Un programma nazionale di salvaguardia ne ha previsto la cattura e la vita in cattività all’interno di un parco naturale nell’isola di Sadogashima. Non solo la situazione manda Haruo su tutte le furie (come potevano aver lasciato che due degli esemplari maschi morissero proprio nelle voliere?) ma l’identificazione dell’ideogramma del suo cognome con la radice del termine “Ibis” lo convince che qualcuno deve fare qualcosa. E quel qualcuno è lui. Occorre intervenire e liberare gli ultimi esemplari, o ucciderli anche, così da insegnare a tutti che non si può costringere l’universo a seguire quel «copione già scritto». Abe Kazushige scrive un ambiguo romanzo che sembra di formazione ma punta forse più il dito verso l’instabilità del mondo contemporaneo, verso quel vuoto che il crollo sia di valori che di certezze ha creato ed entro il quale alcune persone possono smarrirsi. La storia di Toya Haruo è semplicemente una di tante, forse arrivata più in là, forse più tragica, ma non certo isolata.

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